Una riflessione sui “badanti”

Badante.

Una parola abusata, che già esprime un giudizio non molto lusinghiero sul lavoro.

Una persona che “bada” un’altra persona. Già, perché le persone disabili o anziane devono essere “badate”, giusto?

Tralasciando il fatto che “badante” evoca tutto un campo lavorativo fatto di:

– stipendi bassi per un impegno di troppe ore

– compromessi forzati da parte della persona assistita e dalla persona che la assiste, soprattutto perché la qualità del servizio non può essere sempre eccellente e rispondente ai bisogni per dieci ore al giorno (che diventano a volte, ufficiosamente, anche di più)

– convivenza forzata e mancanza di scelta

– contratti indignitosi, perché sono i contratti a legalizzare tutto questo. Contratti denominati da “badante convivente”, che prevedono 10 ore di lavoro al giorno dal lunedì al venerdì e 4.5 ore il sabato, in cambio di stipendio, vitto e alloggio.
Tramite lo sfruttamento dei lavoratori si ottiene un servizio di qualità mediocre, e così entrambe le parti (“badanti” e assistiti) sono abbastanza oppresse da rimanere remissive e non riuscire a mobilitarsi per un cambiamento.

Senza approfondire tutto questo, vorrei concentrarmi sul significato della parola “badante”, e sulle conseguenze. Badare vuol dire “avere cura di”, e anche “sorvegliare”, “custodire”. Quando una persona viene “badata” non c’è molto spazio per l’autodeterminazione.

È un inquadramento, quello di “badante”, che viene proprio messo di default sul contratto di lavoro di assistenza alle persone disabili, a meno che tu non chieda di scrivere “assistente personale”.

Spesso, nei siti online di annunci di lavoro, ci sono le categorie “badante”, oppure “baby-sitter”.
E tu vorresti poter cliccare sulla categoria “assistente personale”, ma non c’è.
Vorresti specificare che la persona che scegli per compiere le funzioni importantissime per la tua realizzazione personale agendo nella maniera in cui vuoi tu si chiama appunto “assistente personale”.
E invece devi scegliere se identificarti come oggetto – e non soggetto – di cura, (cliccando rassegnato sulla sezione “badante”) oppure tentare la sorte sulla sezione “baby-sitter”.

2018-08-18T13:06:50+00:00