La burocrazia per avere i contributi: un percorso umiliante

I fondi per i progetti di Vita Indipendente sono perlopiù scarsi, quindi molte persone disabili non hanno l’assistenza di cui avrebbero bisogno.

Dato che i fondi sono scarsi, per decidere chi avrà l’assistenza c’è una graduatoria regolata da sistemi di punteggio: è una situazione che genera dei mostri burocratici.

Per assegnare punteggio, vengono considerati vari fattori, tra i quali il grado di disabilità e la situazione familiare e ambientale. 
C’è anche la sezione riservata alla “tipologia degli obiettivi”, cioè “le azioni che il disabile, con il supporto dell’assistente personale, vuole *prioritariamente* svolgere per raggiungere l’obiettivo di vita indipendente” (riportiamo direttamente dai criteri per la Vita Indipendente – Marche – 2018).

Per ogni “obiettivo” c’è un punteggio:

“-Percorsi di studio e/ o lavorativi: punteggio 15.
-Attività di rilevanza sociale e/o ricreative: punteggio 5.
-Azioni comuni di vita quotidiana perlopiù all’interno delle pareti domestiche: punteggio 2.”

Insomma, se lavori o studi hai più probabilità di ottenere assistenza.
Questo è offensivo e anche psicologicamente distruttivo, per esempio, per il ventenne che vorrebbe andare all’università ma semplicemente non ha nessuno che lo accompagni a lezione. O per chi ha dovuto rifiutare un posto di lavoro fuori città perché non ha l’assistente.

Ancora una volta, si privilegia chi ha già più mezzi rispetto ad altri.

Se sei disabile e hai bisogno di assistenza e fai volontariato o sport o associazionismo, se lavori o studi, significa che hai una rete familiare o amicale che ti può aiutare non indifferente, oppure un genitore che ha lasciato il lavoro per sopperire alle carenze dello stato sociale, o un partner che fa i salti mortali per incastrare le sue esigenze con le tue, o abbastanza risorse economiche per pagarti qualche ora di assistenza di tasca tua.

Inoltre, ancora una volta, si ragiona secondo il criterio della produttività: quello che ci stanno dicendo è che una persona che lavora o studia è considerata più meritevole di assistenza personale rispetto a chi, per qualsiasi motivo, non lavora.

A volte, per giustificare dei criteri di accesso assurdi e discriminatori, viene detto che i fondi “sono pochi”.
Ma fino a quando si trovano fondi per rappresentanza e parate e non per dei diritti di base, non possiamo dirci una società civile.
È tutta questione di avere la volontà di indirizzare i fondi, ma per davvero.

Chi ha il potere di prendere le decisioni sui fondi ha sulle spalle la responsabilità per tutte queste persone, per tutte queste vite fatte anche di opportunità mancate, e dovremmo ricordargliela più spesso.

2018-08-18T13:12:21+00:00