Cos’è Liberi di Fare 2018-04-21T14:21:17+00:00

CHI SIAMO

Siamo una rete di attivisti sparsi per l’Italia. Organizziamo azioni di protesta pacifica per far conoscere un’ingiustizia e un’emergenza nazionale: l’insufficienza di assistenza personale per le persone disabili che ne hanno bisogno. Chiediamo alle istituzioni delle risposte concrete.

ASSISTENZA PERSONALE, CIOÈ?

Cose come poter scendere dal letto la mattina, andare in bagno, mangiare, mettere il naso fuori di casa e andare da un punto A a un punto B – e fare tutte queste cose con la stessa libertà di scelta che hanno tutti – sono diritti fondamentali che un sistema di welfare deve garantire, come fa con la sanità pubblica o l’istruzione.

In paesi più avanzati dell’Italia, l’assistenza è un diritto garantito dallo Stato, che quindi si fa carico dei costi per assumere degli assistenti che siano di aiuto per le azioni della vita quotidiana che la persona disabile non riesce a fare da sola a causa della sua condizione medica.

In Italia purtroppo, malgrado decenni di attivismo e dialogo con le istituzioni, l’assistenza è un diritto che viene concesso solo a macchia di leopardo e in maniera insufficiente.
Si dà per scontato che debba essere un parente della persona disabile a “occuparsene”, oppure una struttura residenziale, dove le persone disabili e anziane vengono recluse con grave compromissione delle libertà personali.

Moltissime persone disabili italiane vivono praticamente agli arresti domiciliari, semplicemente perché non dispongono degli aiuti necessari per avere una vita piena e fruttuosa.

COME È NATO?

Liberi di Fare” è una rete autocostituita, libera, indipendente e apartitica di persone (disabili e non) che vogliono difendere i diritti umani e civili delle persone disabili, nata dall’esigenza di dare voce ad una delle maggiori emergenze a livello sociale in Italia. Rigettiamo il razzismo, l’abilismo, l’omo/bi/transfobia, e – in generale – i vari tipi di fascismo.

L’input è stato una lettera aperta, divenuta virale su Facebook a inizio ottobre 2017, di due sorelle in carrozzina, Maria Chiara ed Elena Paolini – tra i promotori del movimento – che ha riunito un gruppo di attivisti intorno al tema. Le sorelle hanno descritto una loro situazione personale per parlare in modo diretto e concreto di un problema generalizzato nella società. Potete trovare la lettera a questo link: https://goo.gl/JiAqL2.

La nostra prima azione è stata una serie di manifestazioni sincronizzate il 3, 4 e 5 novembre 2017 in ventitré città italiane, un risultato importante organizzato in un mese.

La nostra seconda azione sarà una serie di manifestazioni sincronizzate l’8, il 9 e il 10 giugno 2018. Per collaborare, clicca qui.

GLI OBIETTIVI

Per molte persone disabili l’assistenza è uno strumento primario, indispensabile per vivere, imprescindibile per riuscire ad autodeterminarsi pienamente.
In quanto tale, è imperativo che venga data tutta l’assistenza necessaria a tutte le persone disabili che ne hanno bisogno, e che la liberazione delle persone disabili sia completa e reale. Liberi di Fare si adopera per questo, e non accetterà niente di meno.

Ci ispiriamo alle mobilitazioni per i diritti civili delle donne e della comunità LGBT+ – tra gli altri. Il movimento per i diritti delle persone disabili arriva un po’ più tardi perché è difficile rivendicare i propri diritti da dietro le sbarre di una casa di cura.
Siamo qui, siamo piuttosto determinati e molto poco inclini a tollerare il solito paternalismo che si usa quando si parla di disabilità nel discorso pubblico.

Il nostro principale strumento di protesta pacifica è costituito da manifestazioni in piazza sincronizzate in tutta Italia. Crediamo che con l’attenzione mediatica e il coinvolgimento dell’opinione pubblica si possa arrivare all’attenzione politica.
Vogliamo esortare le istituzioni italiane ad investire molto più concretamente nelle politiche di welfare per garantire un pieno diritto all’assistenza per le persone che ne hanno bisogno, garantendo fondi adeguati e continui a seconda delle necessità individuali.
Per farlo, è necessario far uscire le problematiche delle persone disabili da un mondo ristretto e settoriale per coinvolgere tutta la collettività e avere il supporto anche di chi non è direttamente coinvolto dal problema. Si tratta di una questione di diritti civili, che quindi riguarda tutti.