“Lavori, studi? O fai solo volontariato?”

– Cosa vuoi fare? – chiede l’impiegata dietro al bancone – solo un lavoro part-time? Allora… – dice, facendo un timbro sul modulo che state compilando insieme – Ti diamo solo una gamba.

– Ma come? – domandi tu sconsolato – Io avrei bisogno di due gambe… E poi anche due braccia non è che mi farebbero schifo, eh.

– No, il lavoro part-time non dà abbastanza punteggio. Bisogna che fai con una gamba sola perché purtroppo non ce ne sono abbastanza per tutti. Ma tu vivi con tua madre, non può aiutarti lei?

Surreale, vero?

Eppure, spesso, le persone disabili che compilano i moduli per richiedere i pochi fondi per l’assistenza personale si sentono rispondere più o meno così.
Quando scrivi il cosiddetto “progetto di vita indipendente” insieme al tuo assistente sociale, in pratica devi giustificare perché ti servono “gambe” e “braccia” (cioè i fondi per l’assistenza personale), e ci sono attività – tipo lo studio e il lavoro – che vengono valutate più di altre.
Se sei disoccupato – magari proprio perché non hai nessuno che ti prepari e ti trasporti al lavoro la mattina – o se hai deciso di prenderti un gap year, avrai ancora meno assistenza.
Eppure, anche se non siamo a capo della NASA o se non facciamo il dottorato a Harvard, qualcosa mi dice che abbiamo comunque bisogno di gambe e braccia, perché si dà il caso che i sopracitati arti servano innanzitutto per le funzioni basilari – tipo cucinare, lavarsi, grattarsi l’occhio eccetera. Dal momento che esistiamo, abbiamo certi bisogni fondamentali, che non cambiano a seconda di come decidiamo di riempire il nostro tempo. Nostro, appunto. Solo nostro.

Ma le persone disabili si vedono chiedere cose come:
Lavori, studi? O fai solo volontariato? – Fai “attività ricreative e/o di rilevanza sociale”? Oppure “azioni comuni di vita quotidiana perlopiù all’interno delle pareti domestiche”? (Sto citando testuale)
Vivi con familiari disabili o over 65? Che motivazioni ti spingono ad intraprendere un progetto di vita indipendente? Quali sono le “azioni propedeutiche per garantire l’autonomia e l’inclusione sociale della persona con disabilità”?

Ma diciamolo chiaro: non conta ciò che fai della vita per renderti meritevole di assistenza oppure no. Conta il tuo bisogno dato dalla tua diagnosi medica. Tutto il resto dei criteri è un brutto, discriminatorio modo per non dare i fondi.

2018-08-19T18:20:35+00:00