Il lavoro di Assistente Personale: alcune linee guida

Il lavoro di assistente personale è un lavoro che consiste nell’inserirsi in modo discreto nella vita di qualcuno che all’inizio è un estraneo per aiutarlo nella sua sfera più privata. Inoltre in Italia non è ancora un lavoro così diffuso, perché lo Stato non stanzia tutti i fondi necessari, e chi non è autosufficiente è spesso lasciato ad arrangiarsi, sia nel procurarsi l’assistenza che nel gestirla.
Il lavoro dell’assistente personale è direttamente collegato alla qualità della vita delle persone, dato che si occupa del loro supporto concreto.

Le regole di questo lavoro sono facilmente deducibili se uno ha buon senso, se si tiene a mente la necessità di privacy e autonomia della persona disabile per cui si lavora e se si ha la capacità di mettersi nei suoi panni. Ma è sempre bene che la persona assistita dia ai propri assistenti personali delle regole chiare sul funzionamento dei propri ambienti di vita e preferenze.

Il lavoro di assistente personale per persone disabili è un lavoro che varia molto da persona a persona, cioè da come la persona disabile ha bisogno di un supporto a causa della sua diagnosi medica.
Le mansioni possono essere accompagnamento negli spostamenti e nelle uscite, guidare la macchina e occuparsi della cura personale, aiutare ad usare in bagno e lavare, cucinare e fare le pulizie: in poche parole, tutto ciò che la persona disabile non riesce a fare da sola. È essenziale che l’assistente segua le istruzioni nel dettaglio, perché per la persona disabile riuscire a vivere come vuole dipende da quanto attentamente vengono seguite le sue preferenze e indicazioni nel fare le cose.
Solitamente non sono richieste pregresse esperienze simili o attestati di infermieri o oss, perché ogni persona è unica e il lavoro si modella su ciascuna persona.

Anche se ci sono delle mansioni che ricorrono, è importante non avere preconcetti su ciò che si pensa di dover fare: il “trainer” dell’assistente personale è la persona disabile stessa, cioè il datore di lavoro, e il lavoro consiste nel seguire le sue istruzioni. Per questo motivo, se l’assistente dovesse essere preoccupato per qualcosa che riguarda il modo di assistere una determinata persona, la cosa da fare è parlare con quella persona.

È importante capire che l’assistente si inserisce nella vita e intimità di una persona e di tutte le persone che stanno attorno a lei, quindi sono essenziali la riservatezza, la discrezione e il rispetto.

L’assistente personale non è un robot, non è un educatore. La sua figura può essere descritta come “facilitatore”: rende infatti facile ciò che sarebbe difficile o impossibile per una persona disabile.
Caratteristiche necessarie per questo lavoro sono prontezza, empatia, capacità di ascoltare e apprendere, efficienza.
In questo lavoro sono importanti i concetti di riservatezza e privacy, nel senso che bisogna inserirsi con discrezione negli spazi della persona assistita, non condividere informazioni con terzi e mantenere il segreto professionale.
L’assistente personale si sostituisce talvolta fisicamente alla persona disabile, ma ovviamente non si devono verificare situazioni in cui l’assistente prende decisioni al suo posto, o gli dica come vivere la sua vita o che cosa fare e quando. Un assistente deve stare attento a rispettare il modo e lo stile di vita della persona che aiuta. È fondamentale non interferire nelle scelte della persona assistita: il ruolo dell’assistente personale è facilitare la persona nelle sue scelte e desideri.

Anche se l’ambiente di lavoro può essere rilassato, informale e amichevole, all’assistente si richiede, come in ogni lavoro, impegno e professionalità.
L’assistente dovrebbe sempre ricordarsi che sì, i confini possono essere sfumati a volte, ma la persona disabile è prima di tutto la persona per cui lavora, e per ogni cosa ci si deve riferire a lei.
Questo è un lavoro di responsabilità: è un ruolo dove la qualità del lavoro dell’assistente si riflette direttamente sulla qualità della vita della persona disabile, della sua famiglia e dei suoi amici. È necessaria quindi una certa motivazione per svolgerlo. È fondamentale evitare in particolare queste cose: pregiudizi verso le persone disabili e incapacità di relazionarsi normalmente con loro; mancato rispetto della privacy della persona assistita; indifferenza, indolenza e poca cura nel fare le cose e verso le regole date; mancanza di comunicazione; tentativi di approfittarsi, manipolare e imporre scelte proprie; giudizio verso la vita di un’altra persona.
È importante tenere a mente che per l’assistente è un lavoro, per la persona disabile si tratta della sua vita.
Ovviamente come in ogni lavoro, ci si aspetta un primo periodo di prove ed errori. L’importante è che l’assistente ci metta impegno, dato che per la persona disabile può essere stancante ripetere più volte ciò di cui ha bisogno, e che la comunicazione tra assistente e assistito sia continua affinché la persona disabile possa dare continui feedback sul lavoro.
Il lavoro di assistente è vario e non tutti i giorni sono uguali: ci sono momenti in cui è richiesta massima prontezza e efficienza; ci sono momenti in cui non c’è nulla da fare se non essere reperibile in un luogo vicino – che può anche essere un bar mentre la persona è fuori con gli amici – , oppure momenti in cui l’assistente cucina o fa le pulizie e la persona assistita chiama al bisogno.
È necessaria discrezione in particolare per quanto riguarda la sfera sociale della persona disabile, dei suoi amici e dei suoi familiari. Avere una persona accanto a sé per i propri bisogni è liberatorio per una persona disabile, perché altrimenti i suoi familiari dovrebbero rispondere a tutte le sue necessità. Però si tratta comunque di una persona in più anche quando magari la persona disabile preferirebbe stare sola. Per questo è vitale che l’assistente sia una figura discreta e professionale. A volte quello di cui una persona ha bisogno è proprio che la presenza di un assistente non si senta. La capacità dell’assistente di aiutare quando è necessario e farsi da parte quando è necessario definisce la misura in cui la persona disabile riesce a vivere appieno la sua vita sociale.
È importante che l’assistente non diventi una presenza ingombrante in casa o fuori casa, non interferendo nelle relazioni con amici, familiari e partner della persona disabile.
La domanda che l’assistente dovrebbe porsi è: come vorrei si comportasse il mio assistente se fossi disabile?

L’assistente dovrebbe sempre ricordarsi che il tempo che trascorre con il proprio datore di lavoro è il tempo del datore di lavoro, non il proprio. Va benissimo essere amichevoli ma bisogna tenere presente che ci sono dei compiti da eseguire. La questione inoltre non è solo eseguire dei compiti, ma anche eseguirli nel modo che il proprio datore di lavoro preferisce.

Sono infatti molto importanti i tempi di esecuzione delle mansioni. All’inizio – quando l’assistente ancora deve prendere mano – un periodo di rodaggio ci sta. A un certo punto però la persona disabile si aspetterà una certa prontezza.
La questione della velocità – con la dovuta cautela all’inizio ovviamente – è importante perché se l’assistente è troppo lento, semplicemente la persona disabile non riuscirà a fare tutto ciò che vuole.

È essenziale che l’assistente mantenga elasticità e mente aperta: eventuali correzioni che gli verranno fatte dalla persona disabile non sono critiche personali ma istruzioni su come fare il lavoro meglio la volta successiva. È difficile – se non impossibile – conoscere tutte le preferenze di una persona, che possono anche cambiare nel tempo. Capita a volte, soprattutto dopo un po’ di tempo, che le correzioni vengano ascoltate con atteggiamento permaloso, come se non ci fosse più niente da imparare.
È necessario che l’assistente sia a proprio agio con l’idea di ricevere correzioni anche dopo tanto tempo, o quando gli sembra di fare ormai bene una determinata cosa.

Dato che molte persone hanno pregiudizi nei confronti di chi è disabile, può capitare che alcuni si rivolgano all’assistente o in generale a chi accompagna la persona disabile perché danno per scontato che lei non sia in grado di capire. Se uno sconosciuto si rivolge all’assistente facendogli qualsiasi domanda sulla persona disabile, è buona norma non rispondere, evitando il contatto visivo con la persona; l’assistente si può girare verso la persona disabile oppure dire: “parli con lei!” in modo che l’interlocutore interagisca con lei.

 

Il rispetto dei confini – approfondimento molto importante 
Lo stare in silenzio è una parte importante della giornata di una persona. La maggior parte delle persone, quando sono sole, usano il silenzio per pensare, pianificare o meditare, o semplicemente rilassarsi.
Però, quando si ha bisogno di assistenza 24 ore al giorno, il silenzio può essere una cosa difficile da ottenere.
Pensateci; mentre fate la doccia, o vi vestite, o state da soli in macchina, che cosa fate? Pensate! Ora, immaginate di svolgere la vostra routine quotidiana con una persona che ti parla continuamente per “riempire il vuoto”. Sicuramente alla fine vi sentireste piuttosto spossati.
Questo lavoro può essere molto piacevole e tranquillo. Una persona che ha necessità di assistenza ha bisogno che il proprio assistente le dia quello spazio di silenzio che tutti hanno quando svolgono la propria cura personale, e allo stesso tempo mantenga un atteggiamento sereno.
Il lavoro di assistenza personale non significa solo cose come aiutare la persona in bagno o a vestirsi, significa aiutare al meglio qualcuno che ha una vita personale, pensieri personali e sentimenti personali.
Quindi questo lavoro non è sempre un lavoro “di socializzazione”. Assistente e “assistito” lavorano insieme, e sicuramente è importante e interessante conoscersi, ma la persona disabile ha bisogno dei propri spazi.
Ora pensate a questo: siete ad un pranzo con un amico. Immaginate che il vostro amico sia disabile e abbia con sé un assistente personale (perché ha bisogno di aiuto per togliersi il cappotto) che vi fissa e cerca di entrare nella conversazione. Probabilmente non vi sentireste molto a vostro agio e la vostra conversazione non andrebbe molto al di là dei commenti sul tempo!
Un assistente deve essere il meno invadente possibile, in modo che gli amici e i cari della persona disabile si sentano a proprio agio da poter essere se stessi quando sono vicino alla persona disabile, che sia a casa o fuori.
Può capitare che gli amici della persona disabile, specialmente dei nuovi amici, cerchino di fare conversazione con l’assistente, perché per loro, spesso, è una situazione nuova, e si potrebbero preoccupare che l’assistente non sia a proprio agio. L’assistente non deve essere maleducato ed ignorarli, ma è importante mantenere delle risposte brevi e non inserirsi nella conversazione.
La cosa migliore da fare è appunto mantenere delle risposte brevi; l’atteggiamento dell’assistente dovrebbe riflettere il fatto che è a suo agio ma professionale, e che è presente perché sta lavorando, e loro si adegueranno in fretta.
La persona disabile e il suo assistente a volte potranno anche chiacchierare molto, se ne hanno voglia. Ma una cosa da ricordare è che, se entra in scena una terza parte, per l’assistente è il momento di fare un passo indietro (a livello di socializzazione) anche se è fisicamente presente, così che la persona disabile possa avere il suo spazio con le altre persone, che non potrebbe mai avere altrimenti, dato che ha bisogno di assistenza.

2018-08-19T15:07:01+00:00