Come selezionare un assistente personale per una persona disabile

1) L’ANNUNCIO

Scrivete un annuncio con una breve spiegazione del lavoro. È importante non mettere troppi dettagli personali, perché potenzialmente l’annuncio può girare molto. Mettete soltanto ciò che serve per inquadrare il lavoro: mansioni, requisiti dei candidati, eventualmente orari e paga.
Mettere l’annuncio sui giornali locali, ma soprattutto sui siti online di ricerca di lavoro: il più frequentato è subito.it .
Come contatto, è meglio mettere un indirizzo e-mail piuttosto che il vostro numero di telefono: in questo modo le candidature saranno più gestibili perché vi contatteranno in tanti.
Sull’annuncio, è bene chiedere un curriculum e una presentazione personale (incentrata su carattere e interessi). Solitamente non servono esperienze precedenti per imparare ad assistere una persona disabile, perché solo la persona disabile può insegnare al suo assistente come svolgere il suo lavoro. Il curriculum è comunque importante per farsi un’idea della persona e per averne i contatti.

2) LA SELEZIONE

I candidati rispondono dicendo che sono interessati o facendo domande, quindi è bene preparare un testo da mandare a tutti coloro che rispondono con una descrizione dettagliata del lavoro. Alla fine dell’e-mail, chiedete conferma che il candidato soddisfi i requisiti richiesti (ad esempio: avere la patente; avere forza fisica; avere WhatsApp…). Date le tante candidature, è una perdita di tempo rispondere a chi non soddisfa i requisiti esplicitamente specificati nell’annuncio.
Se il candidato cerca di saltare le tappe della selezione chiedendo di vedersi di persona e non mandando curriculum o presentazione, non è un buon segno: può significare che il candidato non è molto bravo a seguire le istruzioni, cosa che è fondamentale nel lavoro come assistente personale.
In questa fase, potete anche mandare al candidato un breve questionario con le domande che ritenete opportune per inquadrare e cercare di conoscere un po’ la persona. Alcune domande possono essere, ad esempio:
– Una certa idoneità fisica (resistenza e forza) è essenziale per questo lavoro. Come valuti la tua?
-Sai cucinare?
-Quali sono i punti forza della tua personalità? E i tuoi difetti?
-Riporta un’esperienza significativa che ha contribuito alla tua crescita personale
-Quali sono i tuoi obiettivi per quanto riguarda la carriera lavorativa?
-Cosa ti piace fare nel tempo libero?
Questo tipo di domande servono ad avere un’idea del candidato e a dare spunti per le domande da fare in fase di colloquio. Non dimentichiamo che, in quanto nostro assistente personale, dovremo passare parecchio tempo insieme a questa persona.
È importante anche chiedere al candidato l’e-mail di un referente, a cui chiederemo di parlare del candidato e di esprimere un’opinione sulla sua idoneità al ruolo.

3) IL COLLOQUIO

Si possono fare due colloqui: il primo su Skype o per telefono per una prima selezione; il secondo di persona.
Durante il primo colloquio ci si può concentrare sulle esperienze precedenti o su qualunque cosa vi abbia colpito nella candidatura della persona. Nel secondo colloquio si può scendere nel dettaglio sul lavoro con noi. Si possono fare domande molto specifiche e cogliere l’occasione di parlare del ruolo che l’assistente dovrà avere quando lavora per voi. È molto importante preparare delle domande “situazionali”. Ad esempio: “cosa faresti se succedesse questo e questo?”. Insomma, mettete il candidato davanti a scenari e a situazioni pratiche e vedete come reagisce, se mostra concretezza e senso pratico e se soprattutto rispetta la vostra volontà.

Il primo colloquio si può anche saltare se il candidato vi convince già dalla candidatura scritta, e si può chiedere tutto nel secondo colloquio.
Di persona, è anche importante fare una prova, se necessaria, delle mansioni pratiche principali: ad esempio essere spostati dalla carrozzina al letto.
Lasciate spazio per eventuali domande.
È importante, ma non fondamentale, avere una terza persona presente durante il colloquio che si occupa soltanto di ascoltare, con cui poi potrete confrontare le impressioni sul candidato.
Un paio di segnali di allarme durante il colloquio sono i seguenti:
1) il candidato fa domande personali e cerca di monopolizzare il colloquio, tant’è che non siete più voi a fare il colloquio a lui ma viceversa.
2) se la terza persona non è disabile, il candidato cerca di interagire e si rivolge più a lei che a noi che gli stiamo facendo il colloquio, presumibilmente perché ha pregiudizi verso le persone disabili.

4) IL LAVORO

Dovrete spiegare nel dettaglio come volete che le cose siano fatte con l’obiettivo del vostro maggiore comfort e soddisfazione. È molto utile preparare un lungo testo che contenga le regole di casa vostra, ciò che vi aspettate dall’assistente personale e altre informazioni che volete sappia. Confrontatevi con altre persone disabili che assumono assistenti per sapere quali sono i problemi ricorrenti che possono capitare.
Aspettatevi che l’assistente si impegni nell’apprendere le mansioni, e che le apprenda in un tempo accettabile.
Gli assistenti personali sono persone importantissime nella vita di una persona disabile, per la quale sono come delle estensioni di gambe e braccia, quindi è necessario puntare al meglio.
Dovete essere molto fermi sin dall’inizio riguardo a ciò che volete. Chiarite – prima di tutto a voi stessi – cosa è accettabile e cosa non lo è, e non accettate nulla che sia contrario alla vostra dignità.
Inoltre, quando siete in dubbio su quanta flessibilità e compromessi “dovete” al vostro assistente personale, pensate a come si comporterebbe una ditta nella stessa situazione: per esempio, di sicuro una ditta non accetterebbe che un impiegato cancelli il suo turno all’ultimo momento senza una ragione più che valida.

5) LA SUPERVISIONE

La supervisione è molto importante. Imparare ad essere un assistente personale e sincronizzarsi alle necessità della persona assistita richiede un po’ di tempo. È molto difficile che una persona che non ci conosce impari tutto di noi subito. Quindi, come in molti altri lavori, la supervisione è necessaria per dire agli assistenti ciò che stanno facendo bene e ciò che devono migliorare. È anche fondamentale per mantenere l’assistente responsabile di ciò che fa e ricordargli che vi aspettate un’assistenza di qualità.
Potete farlo a voce, ma è probabilmente meglio farlo per iscritto, per una serie di ragioni:
– Avete il tempo di pensare alle parole da usare per veicolare esattamente il messaggio che volete far passare.
– Rimane scritto e potete tenere sott’occhio i “progressi”.
– Potete farlo quando vi pare e nei momento in cui avete voglia.
– Spendete meno energie che in un discorso a voce, specialmente quando avete più di un assistente.
Il fine della supervisione è migliorare il più possibile il lavoro dell’assistente: dovete essere contenti di come l’assistente fa le cose e si comporta. Se vi trovate a pensare “Uffa, oggi è il turno di Tizio. Oggi cosa dirà o combinerà??”, allora non va bene. Ricordatevi che vi meritate il meglio per quanto riguarda l’assistenza personale.

6) IL LICENZIAMENTO

A volte semplicemente non troviamo la persona giusta, o la persona non è motivata a fare il lavoro e questo ha ricadute sulla performance. Può avere pregiudizi su come le persone disabili dovrebbero comportarsi e giudicare le vostre scelte, approfittandosi della sua posizione e infantilizzandovi. Oppure vi dice che il lavoro è pesante, facendovi sentire “in colpa” per le vostre necessità. O non rispetta i vostri spazi o gli spazi dei vostri familiari. O non ha abbastanza forza e vi sentite in pericolo quando vi aiuta negli spostamenti. O se non dà valore al vostro tempo e non riuscite a fare quello che volete nella vostra giornata. O se fa commenti antipatici sul vostro corpo o le vostre scelte. O se non rispetta un accordo e quando si giustifica – se si giustifica – vi accorgete che è in malafede. Se arriva in ritardo sistematicamente.
Mandate il feedback per cercare di affrontare il comportamento sbagliato, ma ricordatevi che alcuni comportamenti sono incorreggibili, perché radicati nei pregiudizi e nelle basse aspettative verso le persone disabili così radicate nella società. Se state male con un certo assistente un motivo c’è sicuramente, e non è colpa vostra. Può sembrare cinico, ma qualunque cosa vi metta a disagio è valida, e non dovete sopportare “giusto per”. Ricordatevi che si tratta della vostra vita, non fatevela rovinare, se potete evitarlo.

Rimanere per un tempo eccessivo con un assistente che non svolge bene il suo lavoro è una delle cose più tossiche che potete fare, perché in quel momento è come se la persona “fosse” i vostri arti: la relazione con l’assistente è un rapporto di lavoro molto intimo.
Ma le persone disabili, a causa delle barriere nella società, hanno spesso basse aspettative e semplicemente sopportano. Quindi cercate di capire se l’assistente può arrivare a svolgere bene il suo lavoro, e se non può cercate chi lo sostituisca. Licenziare un assistente con cui ci troviamo male può essere emotivamente difficile, ma ne vale la pena. Inoltre, ricordate che la vostra sicurezza è la cosa più importante. Per questo potete considerare di licenziare l’assistente in presenza di una persona di cui vi fidate e che può eventualmente difendervi da eventuali ritorsioni (la cui possibilità è remota, ma c’è) – oppure telefonargli. Ma anche nel licenziamento, è meglio usare la forma scritta, per risparmiare energia fisica ed emotiva e minimizzare la discussione. Potete usare un’email o, ancora meglio, WhatsApp. Fate un messaggio corto e calmo, e fate in modo che non dia adito a proteste o recriminazioni. Eventuali documenti da firmare andranno inviati per posta.

Trovare l’assistente personale – o gli assistenti personali – giusto può succedere subito o richiedere un po’ di tempo. Ma una volta trovato sarà tutto più semplice e vi sentirete liberi.
Buona ricerca!

Illustrazione di Moreno Chiacchiera

2018-08-14T14:08:30+00:00